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Courenda e brando ma anche walzer, polka e mazurka e poi bourrée, scottish, rigodòn e tante altre musiche di danza. Melodie tradizionali delle nostre Valli e quelle di tutto il mondo alpino, Irlanda, di Provenza, e dei Paesi Baschi.

Il piacere di fare musica ad orecchio, per sé e per i propri amici, di suonare in un'osteria o in un cortile, ma anche in un prato o in una stalla. Ricercare sullo strumento gli accordi di una melodia ricordata dai più anziani oppure sentita ad una festa. Qualcuno si alza e accenna un passo di danza... Strumenti della tradizione popolare come il basso tuba e il semitoun. Le suggestioni della ghironda, quelle pastorali della cornamusa si mescolano ai toni più rustici e alpestri del corno di stambecco. Intorno vibra l'arcaico richiamo delle lumàsses, le grandi conchiglie di mare in cui si soffia secondo un antico rito balmese,sembra levarsi dai più profondi recessi della nostra storia.


Li Barmenk, gli abitanti di Balme, il più alto villaggio delle Valli di Lanzo, al confine con la Savoia, paese di capre e cacciatori, di guide alpine e contrabbandieri. Ma Barmenk significa anche abitanti delle rocce, di quelle bàrmess, in cui trovavano riparo i nostri progenitori, i Celti. Una musica rustica e semplice che sembra venire da tempi ormai remoti.Come l'antico patois francoprovenzale ancora parlato in queste valli, arroccate tra Piemonte e Savoia, Vallese e Valle d'Aosta, alle pendici delle vette più alte d'Europa.

Una lingua che si dice discendere da quella dei Burgundi, venuti dalle pianure del nord ad occupare le nostre valli nei secoli bui.

Musica e lingua di una cultura semplice ma non povera, chiusa ma non isolata, estremo presidio umano lungo la via che conduce ai ghiacciai. Percorsa per secoli da mercanti e da pellegrini, da soldati e da avventurieri, da predoni Saraceni e da carbonai Bergamaschi. E da musicanti...

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